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Gallery Opening: Tres Patrias by Anita Guerra

17 November, 2020 @ 7:00 pm8:00 pm

Invitation to Tres Patrias by Anita Guerra. Studio Visit on facebook.com/templeuniversityrome on Tuesday, Nov. 10 at 7 PM CEST and Virtual Opening on 17 November at 7 PM via Zoom https://temple.zoom.us/j/97048958686

 
The Gallery of Art, Temple University Rome, is pleased to announce the virtual opening of Tres Patrias, an exhibition of works by Rome-based artist Anita Guerra. This exhibition will feature a Studio Visit on Tuesday, November 10 @ 7:00 PM CEST / 1:00 PM ET Live on Facebook, followed by the virtual opening which will broadcasted live on Zoom on Tuesday, November 17 at 7:00 PM CEST / 1:00 PM ET.
 
Born in Cuba, raised in the United States, and resident in Italy, the show traces the artist’s personal voyage across three homelands, through paintings, photographs, drawings, aerograms, prints and video. From an idyllic childhood in Havana, Cuba, to the Castro Revolution and her ensuing escape to the United States, where she was placed in an orphanage until she was reunited with her parents in Philadelphia, to her studies of art at Temple University’s prestigious Tyler School of Art, and finally to Rome, Guerra shares her memories with courage and tenderness. She weaves her story with that of her father, the modernist architect Juan Ignacio Guerra, moving from memories to research, returning to the sites of her childhood over the course of several years.
 
A critical text by Roberta Melasecca will accompany the exhibition.
 
For questions, please contact Shara Wasserman, Director of Exhibitions, at shara.wasserman@temple.edu.
 

 

VIEW THE 3D VIRTUAL EXHIBITION

Opening on Tuesday, November 17 at 7 PM CEST via Zoom

 

 

 
Anita Guerra was born in Havana, Cuba; she lives and works in Rome. She studied at the Academia de Bellas Artes de Sta. Isabel de Hungría, Seville, Spain, and at Tyler School of Art, Temple University, Philadelphia and Rome campuses. Most recently, she received a travel and research grant to Cuba to write an illustrated family memoir. She teaches painting, drawing, and sculpture at various educational institutions in Rome.
 
Selected solo exhibits: Mi Cuba, La Mia Italia , Casa de la Obra Pía Havana, Cuba (2016); Volver a Cuba (2016) and Ascent(2015), St. Stephen’s Cultural Center Association, Rome; Anita Guerra, Zen Sushi, Rome(2006); Natura e Geometria, Castello Piccolomini, Celano, Aquila(2000). Selected group exhibits in Italy: Looking at the Trees, Gazing at the Sky, St. Stephen’s Cultural Center Association, Rome(2019); RAW Faculty Exhibit, Rome Art Week, Temple Gallery, Rome(2019); Under the Same Roof, Sala 1, Rome(2018); Oltre I libri: l’arte del presente incontra I libri del passato, Angelica library, Rome(2015); Mimosa, Sala Uno, Rome(2004). Selected group exhibits in the USA: Under Another Roof, IA&A at Hillyer, Washington, D.C. (2018); Un Cortadito a Calle 8, Cremata Gallery, Miami, FL(2012); Anita Guerra, The Gallery, Basel Art Miami Miami, FL. (2004). She has exhibited extensively with the group CAFÉ, (Cuban American Foremost Exhibitions) in Merida, Mexico (2016); Sangre de Cristo Art Center, Pueblo, Colorado, USA (2011); Errol Barrow Center for Creative Imagination, Cave Hill, Barbados (2010); Temple University Rome, Italy(2008); Arizona State University, Phoenix, AZ, USA(2004).

Manuela De Leonardis, Roberta Melasecca and Marco Di Capua have written about her work.
 

 

TEXT BY ROBERTA MELASECCA (IT/ENG)

“[…] Non serve ricordare / l’abbandono. Una persona è quello che contiene / dopo che la vita / ha lavorato il legno della vita / fino alla midolla, fino a farne una barca leggerissima / che tiene il mare / sotto qualunque cielo. Io ricordo soltanto / il luccicare a perdita d’occhio / della mia vita. Se guardi bene, / vedi una cosa viva. Se guardi bene, / vedi che adesso finalmente sono / solo viva.” (Maria Grazia Calandrone, P – Persona, Giardino della Gioia)

Anita Guerra abita, esperisce, ricompone, rielabora, ricerca, racconta: costruisce geografie ideali dei paesaggi della memoria, epifanie di rimembranze oggettive e soggettive, confluenti e condivise all’interno di una prefigurazione onirica ma assolutamente reale. Il suo è un lavoro assiduo e certosino sulla ricerca del senso della propria esistenza, attraverso la scrittura di un romanzo dell’io individuale e collettivo, un’autobiografia che prende corpo come microstoria personale e familiare ma che disvela una narrazione più ampia, politica e sociale, segnando e incidendo tracce, eredità, relazioni su uno strato in filigrana di memoria non automatica. E’ invece una memoria mobile, non neutra ma legata ad aspetti emozionali e motivazionali, che si realizza, a partire dall’oggi, tra le inquietudini e le incertezze del presente, in un futuro che attinge dal passato e che trae da esso la linfa vitale della sua trasformazione.

Anita tesse cronache emotive all’interno di luoghi lirici della memoria che si muovono alternativamente in modo lento e inesorabile e di un moto rapido e diretto, non per rivivere ma per capire, attraverso un pensiero del passato e del futuro che esiste solo nel presente (cit. Massimo Cacciari). Allora si realizza quella memoria riconciliata, definita da Paul Ricœur come “il piccolo miracolo del riconoscimento”, che spezza il debito della colpa nei confronti di un tempo trascorso e libera l’uomo verso una lettura nuova della propria vita, ogni giorno variabile e ogni giorno differente.

E così, i paesaggi autunnali dei boschi della Pennsylvania, i colori vividi della Cuba tropicale, la luce riflessa sui monumenti e sulle strade di Roma – insieme ai ritratti di famiglia, alle lettere postume scritte dall’artista al padre e alla madre e agli aerogrammi dei genitori durante la loro separazione, ai monotipi con ritratti dei parenti sui giornali cubani del giorno della morte di Fidel Castro – rappresentano un trait d’union tra un tempo che si dischiude nella sua immediatezza ed un tempo che risale non solo attraverso il rimpianto e la nostalgia, ma che si attua, in modo non assoluto, in un mosaico di esperienze ricomposte a generare uno scandaglio documentale, dove si apprende e si ricorda, anche se contemporaneamente si può ignorare e scordare (cit. Umberto Eco). E come della prima città di Clarice de Le città invisibili di Calvino si è persa ogni traccia e rimane solo il rimpianto di qualcosa di cui nessuno sa più nulla, anche le vicende politiche della rivoluzione castrista hanno determinato l’oblio di attività, luoghi, personaggi della cultura e della società. Tale è stato il destino del padre dell’artista, Juan Ignacio Guerra, socio di Guerra y Mendoza Arquitectos, autore di numerosi ed importanti esempi dell’architettura cubana degli anni ’40 e ’50.

Tornata a Cuba dopo ben 54 anni, l’artista rintraccia alcune delle numerose residenze progettate e costruite: da modeste viviendas economicas, alle case di lusso dei nuovi quartieri ad ovest del fiume Almendares, alla Residencia di Nicolás Sierra, attuale sede dell’Ambasciata Messicana, vincitrice della Medaglia d’Oro Architettura di Cuba nel 1952 e pubblicata nella rivista americana Town and Country, alla Residencia Byron-Blanco dell’attuale Ambasciatore di Guinea Conakry. Anita realizza una sorta di memoriale, un documentario di due ore dove il padre ricorda la sua formazione come architetto all’Università dell’Avana, i protagonisti e lo sviluppo dell’architettura modernista a Cuba e le numerose residenze disegnate da lui: un intreccio di memorie che si attiva come la macchina volante del Memoriale del convento di José Saramago, strumento che funziona e viaggia con sfere riempite di etere che coincide con la volontà degli uomini che trattiene le stelle.

Nello spazio principale della Temple University Rome Gallery of Art, Anita Guerra costruisce, dunque, un mosaico di opere multimediali che trasformano l’intera parete in uno schermo del tempo, messo in scena con fotografie, dipinti ad olio, ricami, monotipi, aerogrammi, acquerelli, mentre l’immagine della madre dell’artista compare in un video, muto con sottotitoli, generando molteplici tempi e punti dello spazio che non si allineano secondo una linea progressiva e sequenziale di passato, presente e futuro. La galleria anteriore dello spazio espositivo introduce, invece, le opere di Juan Ignacio Guerra ed espone sia la documentazione fotografica dell’intensa e dettagliata ricerca dell’artista nei quartieri dell’Avana sull’operato del padre, sia il documentario in video.

Così, ogni traccia, solida e materiale, ogni disegno ritrovato, ogni opera riscoperta trattiene in sé le immagini di un’evocazione artificiale che diventa un dovere ed un’urgenza riportare alla luce. E’ un meccanismo plastico che permette di riadattare i propri schemi mentali, riaggiornare i ricordi attraverso le esperienze che travalicano il passato ed evolvono verso un presente attualizzato. L’artista si fa, così, testimone della Storia, intimamente e pubblicamente capace di conservare intervalli di frangenti e frammenti di vite in una relazione mistica, in quanto sacralizzata dalla memoria.

“Nel mio ultimo istante di vita ricorderò non solo ciò che è accaduto a me, ma anche l’estinzione dei dinosauri, la battaglia di Poitier, l’istante in cui Madame Curie ha scoperto il radio, e il momento magico in cui Dante vide la rosa mistica… tutti questi ricordi saranno parte della mia esistenza.” (Umberto Eco, Contro la perdita della memoria, ONU – New York, 21/10/2013)
 
 
“[…] Non serve ricordare / l’abbandono. Una persona è quello che contiene / dopo che la vita / ha lavorato il legno della vita / fino alla midolla, fino a farne una barca leggerissima / che tiene il mare / sotto qualunque cielo. Io ricordo soltanto / il luccicare a perdita d’occhio / della mia vita. Se guardi bene, / vedi una cosa viva. Se guardi bene, / vedi che adesso finalmente sono / solo viva.” (Maria Grazia Calandrone, P – Persona, Giardino della Gioia)

Three homelands, three different places: Cuba, the United States, Italy. To live and to inhabit; to live in a place but to inhabit a memory, where time is not measured, where departures and returns remain undefined. What then counts is who we are while living fully aware of staying and being in a specific space and in a specific moment.

Anita Guerra lives, experiences, reconstructs, re-elaborates, researches and recounts: she creates an ideal geography of the landscapes of memory, epiphanies of objective and subjective memory, converging and sharing an oneiric but very real pre-figuration. The artist is determined and meticulous in her search for the meaning of her existence. She writes the novel of her collective and individual self, an autobiography that takes shape like a personal and familiar micro-history that however unfolds an expansive, political, and social narrative, marking and etching the traces of her heredity, her relationships, on the transparent surface of individual memory. Hers is a fluid memory, not neutral but emotional and motivational, emerging from the uncertainties and anxieties of the present, in a future that draws from the past and takes from this the vital nectar of its transformation.

Anita weaves emotional stories within the lyrical places of memory, moving alternately slowly and unrelentingly, quickly and directly, not to relive but to understand, through a knowledge of the past and of the future, the present ((cit. Massimo Cacciari). In this way, she achieves a reconciled memory, defined by Paul Ricoeur as “the small miracle of recognition, that absolves the debt of responsibility of a time passed and allows humankind to re-write their own life, each day a variable and each day different from the last.

In this way, the fall landscape of the woods in Pennsylvania, the vivid colors of tropical Cuba, the light reflecting on the monuments and the streets of Rome are seen through her vast portfolio of work. Family portraits, posthumous letters written by the artist to her father and mother, aerogramms sent by the artist’s parents during their separation, monotypes with portraits of her family members on Cuban newspapers on the day of Fidel Castro’s death, represent a link between a time that unfolds in its immediacy and a time that exists through regret and nostalgia, and is activated in a mosaic of re-configured experiences that generate a documentary vision, where memory and ignorance coexist.

Returning to Cuba after 54 years, the artist re-discovers some of the many architectural buildings designed and built by her father: modest viviendas economicas, luxury homes in the new neighborhoods east of the Almendares River, the residence of Nicolás Sierra, currently the headquarters of the Embassy of Mexico and recipient of the 1952 Gold Medal of Architecture in Cuba and published in Town and Country, and the Residencia Byron-Blanco, currently the home of the Ambassador of Guinea Conakry. Anita produces a sort of memorial, a two-hour long documentary of her father where he recalls his education at the University of Havana, the main influences in his formation; the development of modernist architecture in Cuba, and the many residences that he designed. The film represents a web of memories that is activated like the flying machine in José Saramago’s Memoriale Del Convento, an instrument that works and travels with spheres filled with ether that coincides with the will of men who hold back the stars.

In the main space of the Gallery of Art of Temple University Rome, Anita Guerra creates a mosaic of multi-media works of art, transforming the entire wall into a sort of movie screen of time, activated by photographs, paintings, embroidery, monotypes, aerogramms, and watercolors, while the image of the artist’s mother appears in a silent but subtitled video, generating multiple time frames that do not align according to a progressive sequence of past, present and future. The second room of the gallery introduces the works of Juan Ignacio Guerra and the photographic documentation of the artist’s detailed research and intense search for her father’s buildings in the neighborhoods of Havana, along with a documentary video.

Thus, every tangible and material trace, every re-discovered drawing, each unveiled work holds within itself the images of an artificial evocation that are urgently restored to the public view. This mechanism allows for readjustment of mental schemes and faded memories with actual experiences that go beyond the past and evolve towards a renewed present. The artist is the witness of History, intimately and publicly able to preserve fragments of life made sacred by memory.

“Nel mio ultimo istante di vita ricorderò non solo ciò che è accaduto a me, ma anche l’estinzione dei dinosauri, la battaglia di Poitier, l’istante in cui Madame Curie ha scoperto il radio, e il momento magico in cui Dante vide la rosa mistica… tutti questi ricordi saranno parte della mia esistenza.” (Umberto Eco, Contro la perdita della memoria, ONU – New York, 21/10/2013)
 

 

Details

Date:
17 November, 2020
Time:
7:00 pm – 8:00 pm
Event Category:

Organizer

Temple University Rome Gallery of Art
Email:
shara@temple.edu
Website:
https://rome.temple.edu/temple-rome-gallery-of-art/

Venue

Italy + Google Map

 

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